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Giovani in cerca di lavoro? Puntate sulle start up: più facile passare da stagista a impiegato

di Lorenzo Nicolao

Gli esperti di Startup Geeks consigliano ai giovani le nuove imprese digitali. Ed è meglio un team piccolo e dinamico rispetto ai grandi gruppi strutturati

Basta sfruttamento
Non è una novità che il contesto lavorativo attuale, sopratutto per i giovani, sia diventato negli ultimi anni sempre più difficile: spazi ridotti, pochi posti disponibili, minori risorse per le imprese e mercati saturi. In tempi recenti il numero degli stage per fare curriculum è aumentato notevolmente, spesso senza una retribuzione garantita o una certezza negli orari lavorativi, che si estendono anche in modo considerevole. Tutto questo è percepito dai giovani come un incremento dello sfruttamento delle loro energie e dei loro mezzi, dal momento che manca poi la certezza di diventare un risorsa ufficiale all’interno dell’azienda per la quale hanno lavorato. Esperimenti recenti hanno invece dato un esito interessante, che dimostra quanto sia più utile svolgere uno stage in una start up emergente, rispetto a grandi gruppi già affermati, interessanti per i curricula ma poi poco utili nel concreto alla crescita professionale della giovane risorsa.

Stage 2.0
L’obiettivo dei contratti a tempo indeterminato è diventato remoto, ma una nuova forma flessibile lavorativa si sta ritagliando uno spazio significativo nelle start up tecnologiche, dando maggiori opportunità a giovani nativi digitali che possono sia lavorare da remoto in epoca di smart working, sia raccogliere maggiori opportunità di contatto e di specializzarsi in modo significativo anche durante un semplice stage. Queste capacità acquisite si convertono rapidamente in concrete offerte lavorative, quindi nella svolta professionale tanto cercata dai giovani oggi. I cosiddetti stage 2.0 sono infatti fruttuosi in giovani imprese con grande margine di crescita, rispetto a tutti quei gruppi strutturati che generalmente possono offrire ai giovani talenti niente altro che mansioni ordinarie prive del core business dell’azienda stessa, dai proverbiali caffè da portare alle classiche fotocopie da scannerizzare e stampare.

Il caso Startup Geeks
Stage curriculari svolti in questa forma non possono tradursi in effettive competenze utili ad altri contesti lavorativi ed è proprio per questo che un esperimento pratico di Startup Geeks ha dato maggiore risalto alla relazione positiva che si può generare tra le nuove leve, anche in stage universitari, e i team dinamici delle start up. Per l’incubatore online le nuove imprese possono infatti ribaltare il come venga percepito oggi il concetto di stage, che invece di essere mero sfruttamento può rivelarsi la chiave di volta e svolta per la propria carriera, soprattutto agli inizi, partendo proprio dal caso di nove studenti che Geeks ha scelto di inserire come nuovo team nell’ultimo anno. Il progetto stage 2.0 nasce infatti da alcuni criteri che sintetizzano le condizioni migliori per un rapporto proficuo sia per gli studenti, sia per i vertici delle start up, che più facilmente possono seguire le risorse rispetto a grandiimprese dispersive.

Vantaggi vicendevoli
«Non pensavo che seguire questi ragazzi da vicino potesse essere così utile. Tanto per loro quanto per me, dando fiducia e continuo feedback, il miglioramento dei risultati all’interno del team sono stati notevoli. Si tratta di una modalità che consiglio a ogni start up», ha raccontato Alessio Boceda, co-founder di Startup Geeks. I vantaggi vicendevoli che ottengono start up e stagisti si basano sulla fiducia concessa a chi è alla prima esperienza lavorativa, sulla continua verifica dei risultati e delle performance, sulla partecipazione attiva nel team alle mansioni, sulla chiarezza della mission da perseguire. Questi criteri sono evidentemente più facili da individuare in una piccola start up specializzata rispetto a un gruppo più complesso. A tutto questo può infine aggiungersi la possibilità di confrontarsi direttamente sui punti critici e difficoltà incontrati dallo stagista nel corso della sua esperienza, un feedback che gli sarà utile specialmente in futuro.

Fonte: Corriere e Innovazione 15 dicembre 2020

 

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